sabato 4 aprile 2009

"TEMPOSTRETTO" si occupa del blog

Dopo il settimanale "Centonove" anche "TEMPOSTRETTO" si occupa di noi
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Società
02/04/2009
Messina is not Sicily, e Reggio non vuole più essere ‘di Calabria’
Un nuovo sentimento autonomista e indipendentista anima le due città dello Stretto, e si esprime sul web: forum, blog e anche facebook ...
Reggio e Messina sono due realtà metropolitane che condividono lo stesso territorio di riferimento: lo Stretto. Accomunate da usi, costumi, tradizioni, eventi storici e anche da alcune caratteristiche genetiche, le due città dello Stretto oggi sono arrivate a un tal punto di integrazione, urbanizzazione e vicinanza da potersi considerare, nonostante i problemi dei collegamenti negli ultimi due anni, veri e propri quartieri di un’unica, grande, città Metropolitana.Tra i tanti aspetti “positivi” e “propositivi” che accomunano Reggio e Messina, ce n’è uno un pò più particolare, che se vogliamo è “negativo” e “disfattivo”, di una negazione e di un disfattismo che però il territorio sfoga in modo assolutamente giustificabie, o quantomeno comprensibile: la sofferenza reciproca dell’appartenenza alla rispettiva Regione di riferimento.Messina, infatti, subisce la gestione sociale, economica, territoriale e politica della Regione Sicilia, che si fonda sull’asse Palermo-Catania mettendo il più possibile da parte la città e la Provincia di Messina.Al tempo stesso Reggio, in Calabria, subisce in modo forse ancor più grave e devastante i soprusi di Catanzaro-Cosenza, palpabili nella gestione delle risorse economiche e amministrative.Storie vecchie, vecchissime e spesso addirittura antiche: ricordiamo la Rivolta di Reggio del ‘70, quando Catanzaro scippò la Città dello Stretto di quel riconoscimento amministrativo che le spettava per diritto naturale, o ancora la forzatura del tracciato “Cosentino” dell’A3 negli anni immediatamente successivi. Una scelta rivelatasi poi un boomerang per tutta la Regione.Nelle pagine della storia si nascondono, tra le righe dei saggi più approfonditi e prestigiosi che analizzano l’evoluzione del mezzogiorno, quelle origini che fanno di Reggio e Messina una comunità a sè stante, la Comunità dello Stretto, ben distinta e separata dal resto di Sicilia e Calabria.Basti pensare a quando Messina, mentre Catania aveva soltanto appena iniziato a svilupparsi e crescere, rivaleggiava con Palermo per il ruolo del predominio assouto nella Sicilia e nel Mediterraneo.O a quando più che di “Calabria” si parlava di “Calabrie“, al plurale, proprio per differenziare l’area Cosentino/Catanzarese da quella di Reggio e dintorni.Proprio dalle pagine della storia sembra pulsare, oggi, un nuovo sentimento autonomista e indipendentista, ovviamente nei limiti della Costituzione Italiana.Un sentimento nato dal fatto che Reggio e Messina vogliono iniziare ad amministrarsi e gestirsi da sè.Un sentimento forte, che accomuna ulteriormente le due città e che vede nel web una valvola di sfogo non indifferente.“Messina is not Sicily”, ad esempio, è sbarcato anche su Facebook, con un gruppo che spiega in modo molto dettagliato e approfondito perchè Messina non apparterrebbe alla Sicilia.“Messina non ha nulla a che fare con la Sicilia e con i Siciliani, per dialetto, modi di essere ecc. ecc. Se si vuole avvicinare Messina a un’altra entità geografica affine questa può essere esclusivamente Reggio Calabria”.E nel gruppo viene ripreso il “Viaggio in Italia”, una corposa e approfondita guida di Guido Piovene che recita così: “Andando da Messina verso Palermo sulla costa settentrionale della Sicilia, si assiste al cambiamento non tanto delle qualità del paesaggio quanto dei caratteri umani”.Su Facebook, il gruppo richiama il “Dublin University Magazine” del 1860, un giornale politico e letterario in cui si legge “Messina is not Sicily, though Palermo, in some measure, is”.Messina non è Sicilia, quindi, e allora ecco un paragrafo dedicato alla glottologia: Messina si differenzia di gran lunga dal resto della Sicilia anche nella lingua parlata, nell’accento e nei dialetti.E la geografia? Come la mettiamo? Messina è in Sicilia, geograficamente: nessuno può negarlo!“Sì - leggiamo sul gruppo di Facebook ‘Messina is not Sicily’ - ma anche Israele è in Medio Oriente, Piacenza in Emilia Romagna (in realtà è una città lombarda), La Spezia in Liguria (in realtà è una città toscana)”.Il messaggio è forte e chiaro: “Una collocazione geografica non impone un’identità”: “Messina non è Sicilia” prima di essere un gruppo di Facebook è un blog: http://messinanonesicilia.blogspot.com/ nato a fine 2007 quando titolava “Che il 2008 liberi Messina dalla Sicilia”.Adesso la speranza sarà per il 2009.Se vogliamo andare un pò indietro nel tempo, e richiamare il tremendo sisma del dicembre 1908, possiamo riproporre una citazione da un articolo de “Il Mattino” del 2-3 Gennaio 1909: “Oggi è il quarto giorno del disastro e … dalla Sicilia? Oh è una vergogna , una vergogna, una vergogna! Lasciate che lo gridi ai siciliani. Questa isola non ha avuto un palpito o non ancora l’ha manifestato.La Sicilia non ha dato un veliero, non un piroscafo, non un vestito , non un grido…”E intanto ci si diverte a dipingere nuove cartine, a staccare Messina e il Messinese della Sicilia e Reggio e il Reggino dalla Calabria.A proposito di Reggio: a seguito del riconoscimento dello status di ‘Città Metropolitana’, una nuova vampata d’orgoglio e dignità ha investito i cittadini Reggini.Basta fare un rapido giro sul Forum cittadino, http://www.gentereggina.org/ per leggere le seguenti frasi: “Non mi sono mai sentito calabrese, non lo sarò mai, e oggi più che mai sono orgoglioso di essere Reggino”, e ancora c’è chi propone di togliere ‘di Calabria’ dal nome della città, e di chiamarla “‘Reggio’, e basta”. Qualcuno aggiunge che “magari ‘Reggio del Sud’ sarebbe bello, l’importante è che scompare ‘di Calabria’”.E ancora, “Reggio del Mediterraneo” è il nome che sogno per la “mia Città Metropolitana. Non ho nulla di Calabrese e non mi sento Calabrese”.Discorsi, opinioni, idee, sentimenti venuti fuori in modo assolutamente spontaneo, naturale, senza che qualcuno avesse chiesto specifiche sull’argomento, senza che qualcuno avesse provocato: uno stato d’animo sociale, civile che accomuna ulteriormente Reggio e Messina.Messina e Reggio: ogni giorno più vicine con il cuore, e viste le ultime vicende politiche anche con la testa e con la ragione, per sugellare quel processo di conurbazione che davvero le porterebbe a vivere la quotidianità come due veri e propri quartieri di un’unica, grande, città.“Messina non è Sicilia” si augurava che il 2008 liberasse Messina dalla Sicilia. Non appaia una forzatura l’utilizzo del termine “libertà”.In fondo anche Alcide De Gasperi ci invitava ad essere uniti. E lo faceva, dicendo che “se sarete uniti sarete forti. E se sarete forti, sarete liberi”.
Peppe Caridi

giovedì 22 gennaio 2009

La rivista "Focus" individua tutti i mafiosi più importanti. Guarda caso nessun messinese tra di loro.

Su Focus Storia n° 25 (in edicola dal 1° novembre 2008) un approfondito dossier sulla storia della mafia: la nascita, l'ascesa e i protagonisti di camorra, mafia e 'ndrangheta spiegati dagli storici. Dalla provincia di Palermo a Trapani a Caltanissetta tutti i mafiosi più importanti. Guarda caso nessun messinese.Messina is not sicily.
http://www.focus.it/Storia/speciali/Vite_da_padrini.aspx

Joe Masseria, il boss che dominò New York negli Anni '20. La storia della mafia è anche quella delle carriere criminali di alcuni boss che hanno segnato l'espansione di Cosa Nostra. In Italia e negli Stati Uniti. Ecco le vicende di alcuni di loro. La carrellata continua su Focus Storia n° 25 in edicola dal 1° novembre 2008.Joe Masseria “the boss”In America lo chiamavo Joe Masseria, o “Joe the boss”, ma il suo vero nome era Giuseppe Masseria. Originario di Castellammare del golfo, in provincia di Trapani, a 43 anni, si guadagnò un appellativo degno di un gangster: “l’uomo che può schivare le pallottole”, in memoria di un attentato mafioso da cui uscì miracolosamente indenne, cavandosela con solo due fori di proiettile sul cappello di paglia. Eliminato. Dal 1920 comandò la banda Morello, uno dei clan più potenti a New York. A ordinare il suo omicidio 11 anni dopo, nel 1931, fu il boss Lucky Luciano, durante la guerra di mafia castellammarese, il conflitto italo-americano per la conquista della leadership combattuta, a New York, tra la famiglia dei Maranzano e quella dei Masseria.

Joe Valachi, (nato nel 1905 a Castellammare del Golfo - Trapani ndr ) ispirò il personaggio di Frankie Pentangeli. Joe Valachi, l'"inventore" di Cosa Nostra Joseph Valachi fu il primo grande pentito, colui che parlò pubblicamente dell’esistenza della mafia e la definì con il termine “Cosa Nostra”. Originario della Romania, visse a New York a diretto contatto con la vita delle cosche (era l’autista di Gaetano Reina, del potente clan di Joe Masseria) e prese parte alla guerra di mafia promossa da Joe Masseria, Vito Genovese e Lucky Luciano contro la rivale cosca napoletana. In regola. Le sue confessioni aiutarono a ricostruire l’organigramma della mafia e a comprendere meglio le regole che la governavano. Morì per un arresto cardiaco, dopo un tentativo di suicidio, nel 1971. La sua storia ispirò il personaggio di Frankie Pentangeli nel film Il padrino II.

Foto segnaletica di Vito Genovese (nato a Tifino (Napoli) ndr) , morì in carcere nel 1969. Vito Genovese, il lanciatore di moneteBoss dell’omonima famiglia, Vito Genovese, dopo essere emigrato in America nel 1913, iniziò la sua carriera criminale al termine della Prima guerra mondiale lavorando al servizio di Joe Masseria, con boss del calibro di Lucky Luciano, Meyer Lansky e Frank Costello. Ritornò in Italia a 40 anni, nel 1937. In occasione dell’occupazione militare americana fece l’interprete del colonnello Poletti dell’US Army. Durante questo periodo risiedette nella regione di Nola (in provincia di Napoli) dove è ancora vivo il ricordo dei suoi "missilia", il lancio di monete d’argento alla folla. Non solo: si narra fosse solito prolungare i periodi di festa del suo paese natale (Tufino, in provincia di Napoli) finanziando la festa a sue spese. Mecenate. Le cronache parlano anche di una grande generosità dimostrata verso la chiesa del suo paese che ristrutturò e omaggiò di due vasi di epoca Ming che valevano più di tutto il complesso. Fu incarcerato nel 1959 e morì in prigione dieci anni dopo.Carrellata di boss
Da Luciano Liggio a Calogero Vizzini: "uomini d'onore" d'altri tempi.

Il boss corleonese Luciano Liggio. Spadroneggiò a Palermo. Luciano Liggio, "la primula rossa"Soprannominato dagli inquirenti “la primula rossa”, il corleonese Lucianeddu Liggio, ancora giovane prese il posto del capo mafia Michele Navarra e s'impose a Palermo, collaborando con Salvatore Riina, Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano. In breve tempo conquistò i mercati illegali e si arricchì sfruttando le opere di edilizia urbana, pubblica e privata e usufruendo degli appoggi di Vito Ciancimino, in quegli anni assessore e sindaco di Palermo. Accusato dell’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto (1948) e del capo mafia di Corleone Michele Navarra (1958), fu arrestato la prima volta il 14 maggio del 1964. Capo mafia, a chi? Assolto per insufficienza di prove prima a Catanzaro (1968) e poi a Bari (1969), uccise nel 1971 il procuratore capo di Palermo Pietro Scaglione. Fu infine arrestato a Milano il 16 maggio 1974 e finì in carcere. A Enzo Biagi che lo intervistò, disse: “Io sono stato considerato un capomafia e non è vero, fandonie. Se poi esiste non lo so”. Morì in carcere per un arresto cardiaco il 15 novembre 1993.

Bernardo Provenzano (nato a Corleone -Palermo ndr ) della latitanza durata 43 anni. Bernardo Provenzano, il latitanteLa sua latitanza durò 43 anni, così a lungo che per molto tempo fu considerato vittima della lupara bianca. Il suo nascondiglio fu trovato solo nella primavera del 2006 quando si scoprì che il super boss Bernardo Provenzano aveva il suo rifugio in una masseria del Corleonese, da dove comunicava attraverso i famosi “pizzini”, bigliettini di carta con cui dava ordine ai suoi affiliati. Iniziò la sua carriera negli Anni ’50, insieme a Salvatore Riina, diventando il più fidato luogotenente di Luciano Liggio, allora capo di Cosa Nostra proprio nel Corleonese. Di lui Liggio disse: “Spara come un Dio, ma ha il cervello di una gallina”. Approdò ai vertici di Cosa Nostra all’inizio degli Anni ’80, dopo avere fatto uccidere tutti i rivali. Piovra. Ma se per molto tempo è stato considerato solo un killer senza scrupoli, nel corso degli anni sono emerse anche le sue responsabilità nell’organizzazione del riciclaggio del denaro sporco. E non solo: suoi stretti collaboratori hanno portato alla luce anche l’influenza avuta nella gestione degli appalti illegali e i suoi contatti con il mondo politico.

Calogero Vizzini (nato a Villalba ( Caltanissetta) ndr) Fondò una fabbrica di dolci con Lucky Luciano. Calogero Vizzini, il boss sindaco
Capo della mafia siciliana Calogero Vizzini, Don Calò, operò soprattutto nel periodo dell’occupazione della Sicilia da parte delle truppe alleate, durante la seconda guerra mondiale. “Uomo d’onore” temuto e rispettato da tutti, fu imposto come sindaco di Villalba (provincia di Caltanisetta) dall’Amgot, il governo militare statunitense dei territori occupati, probabilmente per compensarlo dell’aiuto che la Mafia siciliana, e lui in particolare, diedero alla cacciata dei nazifascisti dall’isola.Nel dopoguerra favorì il rilascio di molti boss mafiosi incarcerati, o al confino, contribuendo alla rinascita della nuova mafia. Caramelle da uno sconosciuto. A Palermo fondò la Fabbrica di confetti e dolciumi insieme a Lucky Luciano. La fabbrica, però fu immediatamente chiusa per un articolo comparso su un giornale in cui si sottolineava la possibilità che la società potesse nascondere traffici di eroina. Don Calò morì di vecchiaia a 77 anni, nel 1954, lasciando un patrimonio valutato alcuni miliardi, accumulati in meno di 10 anni.

lunedì 5 gennaio 2009

Messina tra le 26 città più sicure d' Italia secondo il Sole 24 Ore.Messina non è Sicilia.


Pubblicata dal Sole 24 Ore la tradizionale classifica di fine anno sul livello di vivibilità della città italiane TRA BEN 103 PROVINCE. Messina è tra le 26 province italiane più sicure avuto riguardo all'Ordine Pubblico ed alla sicurezza. Mi si spieghi cosa c'entra Messina con la sicilia e le città siciliane (Catania è all' 86simo posto, Palermo al 67esimo etc etc). Considerando il fatto che Messina subisce l'accorpamento con una provincia in cui prolifera la mafia e la microcriminalità, si comprende come se fosse considerata solo la città di Messina (senza la provincia) essa si attesterebbe ancora più su.Messina (compresa purtroppo la provincia) è la decima città italiana con meno microcriminalità.E' tra le 21 province con meno giovani fuorilegge.E' al 17esimo posto come delitti avvenuti in provincia (e consideriamo sempre che la maggior parte avvengono in provincia).Pensate se Messina fosse stata considerata senza la provincia.Messina non è Sicilia.

martedì 11 novembre 2008

Eri cliente Unicredit? Adesso ti passano al "Banco di Sicilia" automaticamente.Purtroppo sempre più invadente la regione siciliana a Messina


Anche io ero cliente Unicredit group ed ho dovuto verificare che tutte le filiali dell'Unicredit delle città inserite geograficamente nell'isola chiamata Sicilia sono state "assorbite" dal Banco di Sicilia. Ovvero tutti i correntisti unicredit passano "coattivamente" a Banco di Sicilia.Tutto ciò determinato dalla fusione Unicredit-Banco di Sicilia. Come messinese pur di non vedere "coattivamente" il mio conto corrente al Banco di SICILIA, cambierò istituto bancario.

mercoledì 5 novembre 2008

Antonio Martino:"Dividere la Sicilia in due".Per noi è ancora poco ma è un buon inizio


Antonio Martino ieri a Ballarò ha detto di ritenere auspicabile dividere amministrativamente la regione "Sicilia" in due.Per noi non è ovviamente il massimo ma già sarebbe un inizio nell'ottica di vedere Messina fuori dalla regione siciliana.