Se anche sul web si utilizza la locuzione "messinesi e (i) siciliani" ciò significa che sono cose diverse,no?
venerdì 28 novembre 2008
martedì 11 novembre 2008
Eri cliente Unicredit? Adesso ti passano al "Banco di Sicilia" automaticamente.Purtroppo sempre più invadente la regione siciliana a Messina
Anche io ero cliente Unicredit group ed ho dovuto verificare che tutte le filiali dell'Unicredit delle città inserite geograficamente nell'isola chiamata Sicilia sono state "assorbite" dal Banco di Sicilia. Ovvero tutti i correntisti unicredit passano "coattivamente" a Banco di Sicilia.Tutto ciò determinato dalla fusione Unicredit-Banco di Sicilia. Come messinese pur di non vedere "coattivamente" il mio conto corrente al Banco di SICILIA, cambierò istituto bancario.
mercoledì 5 novembre 2008
Antonio Martino:"Dividere la Sicilia in due".Per noi è ancora poco ma è un buon inizio
mercoledì 1 ottobre 2008
Catania non si smentisce.Vergognoso attacco ai tifosi del Chievo
Ecco cosa succede in Sicilia a Catania.A Messina non accadrebbe perchè i tifosi della città di Messina sono diversi dai tifosi siciliani (specie Palermo e Catania).
http://www.asca.it/moddettregione.php?id=320311&img=&idregione=&nome=&articolo=CALCIO:%20SINDACO%20VERONA,%20PERCHE
CALCIO: SINDACO VERONA, PERCHE' TIFOSI CHIEVO NON SCORTATI DA POLIZIA?
(ASCA) - Verona, 29 sett - ''L'aggressione di cui sono stati vittime a Catania i sostenitori del Chievo Verona e' inqualificabile, come pure inqualificabile e' che il Questore abbia lasciato uscire e allontanare dallo stadio i sostenitori della squadra veronese senza alcuna scorta di Polizia nonostante quello stadio sia frequentato anche da persone pericolose e legate alla criminalita' locale, come tristemente testimoniato dagli incidenti in cui fu ucciso Filippo Raciti''. Questo il commento del Sindaco di Verona, Flavio Tosi, sull'agguato ai danni dei tifosi clivensi, ''notoriamente la tifoseria piu' pacifica d'Italia'', ha sottolineato.''Come ha gia' detto il Ministro degli Interni Maroni in occasione delle violenze perpetrate dai tifosi del Napoli - ha concluso Tosi - e' necessario colpire duramente questi fenomeni che, senza sanzioni adeguate, continueranno a verificarsi ogni domenica: e' ora che cessi ogni impunita' per chi si rende responsabile di aggressioni e violenze e affinche' anche chi si nasconde dietro i colori di una squadra di calcio o di altro sport sappia che per lo Stato non c'e' alcuna differenza tra lui e un criminale comune''.''Mi auguro che l'Osservatorio prenda in questo caso provvedimenti esemplari - ha detto dal canto suo l'assessore veronese allo sport Federico Sboarina - per evitare di dare, come accaduto in passato, la sensazione che vengono utilizzati due pesi e due misure''.fdm/mcc/rob
(Asca)
CALCIO: SINDACO VERONA, PERCHE' TIFOSI CHIEVO NON SCORTATI DA POLIZIA?
(ASCA) - Verona, 29 sett - ''L'aggressione di cui sono stati vittime a Catania i sostenitori del Chievo Verona e' inqualificabile, come pure inqualificabile e' che il Questore abbia lasciato uscire e allontanare dallo stadio i sostenitori della squadra veronese senza alcuna scorta di Polizia nonostante quello stadio sia frequentato anche da persone pericolose e legate alla criminalita' locale, come tristemente testimoniato dagli incidenti in cui fu ucciso Filippo Raciti''. Questo il commento del Sindaco di Verona, Flavio Tosi, sull'agguato ai danni dei tifosi clivensi, ''notoriamente la tifoseria piu' pacifica d'Italia'', ha sottolineato.''Come ha gia' detto il Ministro degli Interni Maroni in occasione delle violenze perpetrate dai tifosi del Napoli - ha concluso Tosi - e' necessario colpire duramente questi fenomeni che, senza sanzioni adeguate, continueranno a verificarsi ogni domenica: e' ora che cessi ogni impunita' per chi si rende responsabile di aggressioni e violenze e affinche' anche chi si nasconde dietro i colori di una squadra di calcio o di altro sport sappia che per lo Stato non c'e' alcuna differenza tra lui e un criminale comune''.''Mi auguro che l'Osservatorio prenda in questo caso provvedimenti esemplari - ha detto dal canto suo l'assessore veronese allo sport Federico Sboarina - per evitare di dare, come accaduto in passato, la sensazione che vengono utilizzati due pesi e due misure''.fdm/mcc/rob
(Asca)
mercoledì 10 settembre 2008
Siamo alle solite.Secondo Ivan Lo Bello le sezioni di Confindustria di Catania e Palermo non forniscono collaborazione alla strategia antimafia
Come si legge sotto secondo il Presidente dei Confindustriali della Sicilia , le sezioni di Catania e Palermo non avrebbero collaborato per espellere chi paga il pizzo.Veramente vergognoso.Di Messina non si dice nulla (Messina viene considerata città siciliana) ma questo ci fa sperare che al solito Messina abbia risposto con i fatti alla chiamata contro la Mafia.Per Catania e Palermo non sembra lo stesso. Come al solito.
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Da "LA STAMPA" di venerdì 5 settembre 2008
DUE PROVINCE NON SEGUONO LA LINEA DURA VARATA UN ANNO FA IN SICILIA Boicottata la svolta antimafia Confindustria, a Catania e Palermo nessuna espulsione per chi paga il pizzo
DUE PROVINCE NON SEGUONO LA LINEA DURA VARATA UN ANNO FA IN SICILIA Boicottata la svolta antimafia Confindustria, a Catania e Palermo nessuna espulsione per chi paga il pizzo
LIRIO ABBATE PALERMO
Il terremoto lo ha provocato un anno fa Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, quando ha detto ai suoi colleghi che la mafia doveva restare fuori dagli affari degli industriali siciliani: fuori dall`associazione chi si piega e paga il pizzo. Una svolta storica che non aveva però fatto i conti con la triste realtà siciliana. A un anno di distanza dall`istituzione del codice etico, molti imprenditori fanno fatica a sottrarsi alla mafia. Così, alla richiesta di Lo Bello di cacciar via da Confindustria chi è colluso o versa somme di denaro nelle casse dei boss, i presidenti territoriali siciliani rispondono col boicottaggio. E si girano dall`altra parte.
Emerge, dunque, che a Palermo e Catania nessun imprenditore iscritto a Confindustria è stato espulso finora dall`associazione per non aver denunciato le richieste di pizzo, così come previsto dal codice etico. Tra i dieci casi (a Caltanissetta e Agrigento) citati nei giorni scorsi dal leader degli industriali siciliani, ci sarebbero imprenditori che si sono allontanati spontaneamente, non condividendo la linea della dirigenza, e associati cacciati per varie altre ragioni, come il fatto di non aver collaborato con la giustizia e di essere coinvolti in procedimenti giudiziari di mafia.
Secondo lo statuto dell`organizzazione degli industriali, spetta alle sedi territoriali avviare azioni disciplinari nei confronti di associati che omettono di denunciare il racket. Lo Bello, in questo caso, non ha il potere per cacciarli via. A Palermo e a Catania le inchieste hanno dimostrato che i mafiosi impongono il pizzo su appalti e forniture.
In alcuni casi, addirittura, gli imprenditori sono risultati prestanome di boss mafiosi. Fonti confindustriali sostengono tuttavia che gli imprenditori coinvolti nelle operazioni antiracket a Palermo hanno ammesso di es- sersi piegati al racket. Ora stanno collaborando e nessuno di loro avrebbe contestato i risultati delle indagini.
Per questo motivo non ci sarebbero state espulsioni.
Dopo la svolta di Confindustria, alcuni imprenditori hanno trovato quindi il coraggio di denunciare e si sono presentati spontaneamente alle forze dell`ordine, altri invece continuano ad avere paura, se è vero che, come emerge da diverse indagini, l`80 per cento degli imprenditori paga il pizzo.
L`iniziativa del presidente Lo Bello sembra dunque non essere stata pienamente messa in pratica all`interno di Confindustria, anche se è servita a creare un movimento di rivalsa nei confronti della mafia. Ad Agrigento e a Caltanissetta gli imprenditori hanno cominciato a denunciare le estorsioni (40 dal primo settembre 2007 a oggi), facendo arrestare i mafiosi. Anche a Palermo un piccolo gruppo di industriali sta collaborando, grazie all`aiuto delle associazìonì antiracket come Libe- ro Futuro e Addiopizzo.
A Catania, territorio appetibile per gli interessi mafiosi e con centinaia di iscritti in Confindustria, di espulsioni per il pizzo nemmeno l`ombra. Eppure il racket è forte nella città etnea: se non paghi ti fanno saltare in aria cantieri e mezzi edili. E` accaduto un anno fa all`imprenditore Andrea Vecchio, che è ` anche presidente dell`Ance, l`associazione dei costruttori. Lui si è ribellato alle richieste estorsive, e adesso vive una situazione paradossale:
Confindustria vorrebbe «cacciare» via lui dall`associazione, e non chi è colluso o fa il prestanome dei boss.
A Vecchio, sotto scorta perché la mafia minaccia di vendicàrsi, viene contestato di aver rilasciato dichiarazioni sul conto di Confindustria Catania secondo cui qui esiste uno «strapotere subito dagli industriali», con un chiaro riferimento ai vertici dell`associazione etnea. Per questo, nei suoi confronti, è stato avviato un procedimento davanti ai probiviri. Uno contro tutti. O tutti contro uno? Buoni risultati a Caltanissetta e Agrigento: già 40 estorsioni denunciate Contro 9 racket:
Unannofa Confindustria Sicilia ha lanciatola campagna contro il pizzo, con un codice etico molto severo che prevede l`espulsione degli imprenditori che pagano [.]
Emerge, dunque, che a Palermo e Catania nessun imprenditore iscritto a Confindustria è stato espulso finora dall`associazione per non aver denunciato le richieste di pizzo, così come previsto dal codice etico. Tra i dieci casi (a Caltanissetta e Agrigento) citati nei giorni scorsi dal leader degli industriali siciliani, ci sarebbero imprenditori che si sono allontanati spontaneamente, non condividendo la linea della dirigenza, e associati cacciati per varie altre ragioni, come il fatto di non aver collaborato con la giustizia e di essere coinvolti in procedimenti giudiziari di mafia.
Secondo lo statuto dell`organizzazione degli industriali, spetta alle sedi territoriali avviare azioni disciplinari nei confronti di associati che omettono di denunciare il racket. Lo Bello, in questo caso, non ha il potere per cacciarli via. A Palermo e a Catania le inchieste hanno dimostrato che i mafiosi impongono il pizzo su appalti e forniture.
In alcuni casi, addirittura, gli imprenditori sono risultati prestanome di boss mafiosi. Fonti confindustriali sostengono tuttavia che gli imprenditori coinvolti nelle operazioni antiracket a Palermo hanno ammesso di es- sersi piegati al racket. Ora stanno collaborando e nessuno di loro avrebbe contestato i risultati delle indagini.
Per questo motivo non ci sarebbero state espulsioni.
Dopo la svolta di Confindustria, alcuni imprenditori hanno trovato quindi il coraggio di denunciare e si sono presentati spontaneamente alle forze dell`ordine, altri invece continuano ad avere paura, se è vero che, come emerge da diverse indagini, l`80 per cento degli imprenditori paga il pizzo.
L`iniziativa del presidente Lo Bello sembra dunque non essere stata pienamente messa in pratica all`interno di Confindustria, anche se è servita a creare un movimento di rivalsa nei confronti della mafia. Ad Agrigento e a Caltanissetta gli imprenditori hanno cominciato a denunciare le estorsioni (40 dal primo settembre 2007 a oggi), facendo arrestare i mafiosi. Anche a Palermo un piccolo gruppo di industriali sta collaborando, grazie all`aiuto delle associazìonì antiracket come Libe- ro Futuro e Addiopizzo.
A Catania, territorio appetibile per gli interessi mafiosi e con centinaia di iscritti in Confindustria, di espulsioni per il pizzo nemmeno l`ombra. Eppure il racket è forte nella città etnea: se non paghi ti fanno saltare in aria cantieri e mezzi edili. E` accaduto un anno fa all`imprenditore Andrea Vecchio, che è ` anche presidente dell`Ance, l`associazione dei costruttori. Lui si è ribellato alle richieste estorsive, e adesso vive una situazione paradossale:
Confindustria vorrebbe «cacciare» via lui dall`associazione, e non chi è colluso o fa il prestanome dei boss.
A Vecchio, sotto scorta perché la mafia minaccia di vendicàrsi, viene contestato di aver rilasciato dichiarazioni sul conto di Confindustria Catania secondo cui qui esiste uno «strapotere subito dagli industriali», con un chiaro riferimento ai vertici dell`associazione etnea. Per questo, nei suoi confronti, è stato avviato un procedimento davanti ai probiviri. Uno contro tutti. O tutti contro uno? Buoni risultati a Caltanissetta e Agrigento: già 40 estorsioni denunciate Contro 9 racket:
Unannofa Confindustria Sicilia ha lanciatola campagna contro il pizzo, con un codice etico molto severo che prevede l`espulsione degli imprenditori che pagano [.]
martedì 26 agosto 2008
Caro Dott.Franza, a Messina non si utilizzano atti meschini tipici forse delle città siciliane (Catania e Palermo etc)
Leggiamo su "Gazzetta del Sud" del 25.08.2008 in un'intervista al Dott. Franza quanto segue:
«È un'opzione che abbiamo considerato, ma l'abbiamo scartata per motivi di integrità fisica».«Io ho quattro figli, mio fratello tre. Pensate che alla settima o ottava sconfitta consecutiva – perché questo era quello che ci attendeva – non avremmo rischiato che qualche testa calda avrebbe reagito in maniera inconsulta? Abbiamo preferito tagliare una pianta ormai marcia. E non dimenticate che abbiamo tentato di vendere la società per due anni senza alcun risultato».
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Forse il Dott. Franza dimentica che Messina è una città civile e composta al 99% da persone pacifiche.Non siamo certo a Palermo o Catania dove in qualche caso c'è davvero il rischio che lui teme. A Messina no.La storia sia calcistica, sia sociale, sia politica, dimostra che i cittadini messinesi sono persone perbene. Non per niente si è sempre parlato di "Messina città babba" ,ovvero una città pacifica e legalistica.Messina anche in questo non è Sicilia.
Ma perchè i clubs organizzati parlano a nome di tutti i cittadini messinesi?
Leggendo quanto di seguito (al link ) mi chiedo.
Ma quando è stata fatta la consultazione pubblica tra i cittadini messinesi per dare il consenso a questo comunicato stampa?
Credo mai.
Una cosa sono i clubs organizzati, una cosa è la cittadinanza messinese.
Come mai i club organizzati parlano anche a nome di tutti i cittadini messinesi?
Anche perchè molti cittadini messinesi (non io) vorrebbero seguire il Messina anche se retto da Franza.
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tratto da http://www.biancoscudati.it/home/
Egr. Presidente Figc dott. Abete
Egr. Sign. Sindaco Messina dott. Buzzanca
Egr. Presidente Lega Dilettanti dott. Tavecchio
E p.c.
Segreteria Figc
Ufficio stampa Figc
Lega Nazionale Dilettanti
E con preghiera di diffusione a :
Gazzetta del Sud
Gazzetta dello Sport
Corriere dello sport
Tutto Sport
Alla vigilia della decisione che comunque vada vedrà umiliata la comunità messinese dobbiamo a tutti il perché del rifiuto della tifoseria e della cittadinanza di Messina a seguire le sorti del FC.Messina della famiglia Franza.Lo facciamo ponendo domande e riflessioni.Perché dott. Abete e dott. Tavecchio ammettere a qualsiasi torneo, anche dilettantistico, una società e la sua proprietà che ha goduto e male impiegato già cospicui finanziamenti negli anni di A e B , un riammissione in A ,con ricorso al Consiglio di Stato ,per mancato pagamento tributi , che peraltro ha ingenerato cause di risarcimento economico e costretto la città a mobilitarsi ,ottenuto somme dal “paracadute” per la retrocessione in B ed a fronte ha ricambiato con DUE retrocessioni in un anno (record!!) procedimenti ed indagini per comportamenti non cristallini, bruciato milioni di euro anche degli sportivi (leggi decine di migliaia di abbonamenti) con una gestione illusoria che si conclude con una rinuncia alla serie B ed un monte debiti tale da non pagare dipendenti e fornitori chiedendo una soluzione da sconto pre-fallimentare.Perché dott.Buzzanca non trovare soluzioni magari meno di “prestigio” economico ma con sole motivazioni calcistiche ,soluzioni dove il cuore di una tifoseria (non clienti) , che tutti riconoscono calda ma leale e corretta, come anche in occasione della sciagurata rinuncia alla B dei FRANZA ha dimostrato evitando qualsiasi forma di manifestazione violenta, si ritrovi umilmente e con unità a seguire una bandiera simbolo di una città , cosa che oramai nessuno pensa di riconoscere al Messina targato Franza.Il tutto magari operando disgiuntamente e/o con un collegamento indiretto con il calcio per tutto quello riguarda la soluzione stadi.Perché Signori tutti , i valori dello sport , la fede in una maglia , l’immagine di una città ,deve essere affidata ad una famiglia che con le decisioni assunte e le dichiarazioni fatte ha disprezzato tutto e tutti , litigato con istituzioni locali e lega calcio , svenduto una categoria di prestigio guadagnata con il partecipato sacrificio dei tifosi con anni e km di passione peraltro a seguito della precedente cancellazione (gestione Massimino) .Ribadiamo , no ai Franza e si ad una soluzione oggi o tra un anno che faccia riferimento ad imprenditori , professionisti , uomini che hanno a cuore le sorti di una comunità e non soli propri esclusivi interessi.
Gioventù Giallorossa
Gioventù Giallorossa
NOCS
Fedelissimi
Uragano Cep
Ultras 90
Lions
Presidente F.I.G.C
Presidente F.I.G.C
Egr. GianCarlo Abete
Lega Nazionale Dilettanti
Sindaco città di Messina
Presidente della Provincia Regionale di Messina
Segreteria Generale F.I.G.C
Ufficio Stampa F.I.G.C
LA TIFOSERIA ED I CITTADINI MESSINESI CHIEDONO CHE LA SOCIETA’ F.C MESSINA DI PROPRIETA’ DELLA FAMIGLIA FRANZA NON SIA AMMESSA AD ALCUN TORNEO COME RAPPRESENTANTE DELLA CITTA’.PREGHIAMO CODESTA LEGA A VALUTARE ALTRE PROPOSTE ALTERNATIVE ALL’FC. MESSINA.IN ALTERNATIVA SAREMMO ANCHE DISPOSTI A RIMANER SENZA UNA SQUADRA OCCUPANDO IL TEMPO A CREARE LE PREMESSE PER FAR NASCERE UNA SOCIETA’ CHE CI POSSA RAPPRESENTARE IN MANIERA CONSONA ALLE NOSTRE TRADIZIONI NELLA STAGIONE CALCISTICA 2009-2010.MESSINA 19/08/2008I Club Organizzati Fedelissimi Giovanni CarusoGioventù GialloRossa Nino MartoranaUragano C.E.P Domenico VentraN.O.C.S Pietro RomeoUltras 90 Massimo RizzoLIONS Maurizio Nicotra
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